In un mondo in cui il digitale ormai non è solo più uno strumento, ma un vero e proprio tessuto connettivo che caratterizza sempre più tutte le dimensioni, gli spazi e i tempi del quotidiano, non ha più senso fare finta che la prima infanzia tra 0 e 6 anni possa rimanere in una bolla isolata o protetta da quello che capita intorno. L’obiettivo del libro è contenuto nel suo titolo: addomesticare gli schermi significa affrontare senza paura, ma in modo consapevole e strategico, la presenza del digitale nelle case, nei servizi per l’infanzia e in tutti i luoghi in cui i bambini e le bambine crescono e imparano. Ma significa anche non essere passivi o ingenui di fronte alle logiche economiche e al potere sociale e culturale del digitale, attivando capacità creative e opportunità di resistenza articolate e consapevoli, che permettano di considerare le necessità fisiche dei più piccoli e di garantire i loro diritti. Lo schermo diventa così una metafora per effettuare cinque movimenti: si parte dalla centralità dei bambini e dei loro bisogni; poi si riflette sui contenuti proposti dagli schermi, tra video, app e giochi; quindi si scopre cosa c’è dietro gli schermi, ovvero chi programma e progetta l’uso del digitale; poi si allarga lo sguardo a chi si nuove intorno agli schermi, ovvero gli adulti che vivono o lavorano con i bambini; infine si abbandonano gli schermi per provare ad attivare nuove idee e trasformare quelle etichette che rischiano di non servire più per affrontare il rapporto tra prima infanzia e digitale, soprattutto dopo l’impatto della pandemia da COVID-19. Ricco di dati, casi di studio concreti, analisi interdisciplinari e proposte operative, il libro è pensato per genitori, educatori, insegnanti, studenti, operatori sociali, professionisti e figure con ruoli e responsabilità pubbliche e per tutte le persone che credono che l’attenzione pedagogica venga sempre prima della competenza tecnologica.
Addomesticare gli schermi. Il digitale a misura dell'infanzia 0-6
Marangi Michele
2023-01-01
Abstract
In un mondo in cui il digitale ormai non è solo più uno strumento, ma un vero e proprio tessuto connettivo che caratterizza sempre più tutte le dimensioni, gli spazi e i tempi del quotidiano, non ha più senso fare finta che la prima infanzia tra 0 e 6 anni possa rimanere in una bolla isolata o protetta da quello che capita intorno. L’obiettivo del libro è contenuto nel suo titolo: addomesticare gli schermi significa affrontare senza paura, ma in modo consapevole e strategico, la presenza del digitale nelle case, nei servizi per l’infanzia e in tutti i luoghi in cui i bambini e le bambine crescono e imparano. Ma significa anche non essere passivi o ingenui di fronte alle logiche economiche e al potere sociale e culturale del digitale, attivando capacità creative e opportunità di resistenza articolate e consapevoli, che permettano di considerare le necessità fisiche dei più piccoli e di garantire i loro diritti. Lo schermo diventa così una metafora per effettuare cinque movimenti: si parte dalla centralità dei bambini e dei loro bisogni; poi si riflette sui contenuti proposti dagli schermi, tra video, app e giochi; quindi si scopre cosa c’è dietro gli schermi, ovvero chi programma e progetta l’uso del digitale; poi si allarga lo sguardo a chi si nuove intorno agli schermi, ovvero gli adulti che vivono o lavorano con i bambini; infine si abbandonano gli schermi per provare ad attivare nuove idee e trasformare quelle etichette che rischiano di non servire più per affrontare il rapporto tra prima infanzia e digitale, soprattutto dopo l’impatto della pandemia da COVID-19. Ricco di dati, casi di studio concreti, analisi interdisciplinari e proposte operative, il libro è pensato per genitori, educatori, insegnanti, studenti, operatori sociali, professionisti e figure con ruoli e responsabilità pubbliche e per tutte le persone che credono che l’attenzione pedagogica venga sempre prima della competenza tecnologica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


