Quale tributo non causa la privazione di una porzione dei propri averi? Sicuramente nel prelievo patrimoniale quest’effetto è ancora più evidente, perché ad essere colpita è, il più delle volte, una ricchezza che non può essere riprodotta facilmente. Mentre il reddito porta con sé l’idea di un suo periodico rinnovo, il patrimonio – spesso sedimentato con fatica nel corso di più anni – suscita, con molta più facilità, un senso di avversione nei confronti del prelievo che intende colpirlo. L’istinto della costruzione è insito nell’essere umano: «il padre non risparmia per sé; ma spera di creare qualcosa che assicuri nell’avvenire la vita della famiglia» . Si costruisce per avere una maggiore sicurezza a fronte di eventi futuri incerti; per garantire a sé e alla propria famiglia le risorse necessarie alla realizzazione personale; per creare le condizioni necessarie a condurre un’esistenza libera e dignitosa. Se è vero che la privazione di una porzione della ricchezza è congenita al tributo, è altrettanto vero che tale effetto è potenzialmente maggiore nel prelievo patrimoniale, tanto da potersi tradurre in (ed avvertire come) una vera e propria espropriazione, laddove non adeguatamente calibrato. “L’imposta sul patrimonio” è una monografia a carattere scientifico, che si propone di analizzare il tema, sempre ricorrente, dell’imposizione diretta sul patrimonio e delle forme che finora ha assunto nel nostro ordinamento. L’opera pone particolare attenzione alla questione degli effetti potenzialmente espropriativi congeniti a questa forma di prelievo, al tema della personalità dell’imposta e alla ricerca del giusto connubio tra discriminazione qualitativa della ricchezza, limiti quantitativi al prelievo e progressività sistematica. Anche per effetto degli spunti comparatistici provenienti da altri sistemi fiscali quali quello francese, britannico, tedesco, spagnolo e svizzero, vengono messe in luce le criticità sulle quali intervenire, con l’obiettivo finale di individuare - in una prospettiva evolutiva - delle regole generali in materia che siano effettiva espressione dei principi costituzionali, comunitari ed internazionali cui il prelievo dovrebbe ispirarsi.
L’imposta sul patrimonio
Roberta Corriere
2025-01-01
Abstract
Quale tributo non causa la privazione di una porzione dei propri averi? Sicuramente nel prelievo patrimoniale quest’effetto è ancora più evidente, perché ad essere colpita è, il più delle volte, una ricchezza che non può essere riprodotta facilmente. Mentre il reddito porta con sé l’idea di un suo periodico rinnovo, il patrimonio – spesso sedimentato con fatica nel corso di più anni – suscita, con molta più facilità, un senso di avversione nei confronti del prelievo che intende colpirlo. L’istinto della costruzione è insito nell’essere umano: «il padre non risparmia per sé; ma spera di creare qualcosa che assicuri nell’avvenire la vita della famiglia» . Si costruisce per avere una maggiore sicurezza a fronte di eventi futuri incerti; per garantire a sé e alla propria famiglia le risorse necessarie alla realizzazione personale; per creare le condizioni necessarie a condurre un’esistenza libera e dignitosa. Se è vero che la privazione di una porzione della ricchezza è congenita al tributo, è altrettanto vero che tale effetto è potenzialmente maggiore nel prelievo patrimoniale, tanto da potersi tradurre in (ed avvertire come) una vera e propria espropriazione, laddove non adeguatamente calibrato. “L’imposta sul patrimonio” è una monografia a carattere scientifico, che si propone di analizzare il tema, sempre ricorrente, dell’imposizione diretta sul patrimonio e delle forme che finora ha assunto nel nostro ordinamento. L’opera pone particolare attenzione alla questione degli effetti potenzialmente espropriativi congeniti a questa forma di prelievo, al tema della personalità dell’imposta e alla ricerca del giusto connubio tra discriminazione qualitativa della ricchezza, limiti quantitativi al prelievo e progressività sistematica. Anche per effetto degli spunti comparatistici provenienti da altri sistemi fiscali quali quello francese, britannico, tedesco, spagnolo e svizzero, vengono messe in luce le criticità sulle quali intervenire, con l’obiettivo finale di individuare - in una prospettiva evolutiva - delle regole generali in materia che siano effettiva espressione dei principi costituzionali, comunitari ed internazionali cui il prelievo dovrebbe ispirarsi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


