C’è, in Dio, qualcosa che sfugge ogni tentativo di definizione. Abita i luoghi, ma non è mai stanziale: percorre, attraversa, riscrive. Dove abita, dunque, Dio? L’abitare del divino non è una condizione fisica, ma un atto simbolico. È la volontà di trattenere qualcosa che per sua natura tende a sfuggire. Il Mediterraneo, in questo senso, è una “casa” particolare, un luogo in cui Dio non ha mai smesso di abitare mutando pelle, lingua e corpo. Nelle sue acque prende vita da secoli una teologia dell’incontro, dell’errore fecondo, che non ha un centro ma si articola nei margini. Qui Dio non è a priori, ma è l’effetto di una relazione e, proprio per questo, continua a essere vivo, trasformandosi da fondamento a problema aperto, come una domanda che non trova risposta ma che continua a generare pensiero, parola e immagine.
Dove abita Dio
Antonio D'Onofrio
2025-01-01
Abstract
C’è, in Dio, qualcosa che sfugge ogni tentativo di definizione. Abita i luoghi, ma non è mai stanziale: percorre, attraversa, riscrive. Dove abita, dunque, Dio? L’abitare del divino non è una condizione fisica, ma un atto simbolico. È la volontà di trattenere qualcosa che per sua natura tende a sfuggire. Il Mediterraneo, in questo senso, è una “casa” particolare, un luogo in cui Dio non ha mai smesso di abitare mutando pelle, lingua e corpo. Nelle sue acque prende vita da secoli una teologia dell’incontro, dell’errore fecondo, che non ha un centro ma si articola nei margini. Qui Dio non è a priori, ma è l’effetto di una relazione e, proprio per questo, continua a essere vivo, trasformandosi da fondamento a problema aperto, come una domanda che non trova risposta ma che continua a generare pensiero, parola e immagine.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


