Nella sua relazione l’autore mostra come e perché Max Weber abbia progettato la sua ricerca storica sulla relazione causale tra etica protestante e “spirito” del capitalismo (moderno) come un attacco sia a un materialismo ingenuo che a un idealismo altrettanto ingenuo. Nello studio sul Protestantesimo a Weber non interessa quindi solo la nascita e la diffusione della moderna idea di professione o la sua secolarizzazione, ma anche il suo divenir funzionale alle condizioni esteriori di un’economia capitalistica scatenata e, con ciò, il problema di senso che ne deriva. Al centro dello studio di Weber si situano le seguenti questioni: come operarono i contenuti della coscienza religiosa (qui quelli del Protestantesimo ascetico) causalmente sulla vita culturale materiale (qui lo “spirito” del capitalismo moderno con il suo temperamento razionale dell’impulso acquisitivo), e, in secondo luogo, che cosa significa oggettività per questo tipo di considerazione storica di imputazione causale? Sono questioni dovute a una costellazione di problemi scientifici, a una costellazione di problemi con aspetti contenutistici e metodologici. Si tratterà innanzitutto di definire questa costellazione di problemi prima di discutere la risposta di Max Weber al riguardo e di conoscere la fermezza con la quale egli la difese contro tutti i suoi critici. L’autore articola perciò le sue argomentazioni in tre passaggi: innanzitutto sviluppa, sotto l’aspetto metodologico e contenutistico, la costellazione di problemi scientifici a cui Max Weber reagì; cerca poi di riportare la risposta di Weber a essa, incentrata sulla sua concezione di come le idee operano nella storia; infine, ripercorre la critica allo studio originario sul Protestantesimo e, subito dopo, la strategia difensiva di Max Weber, occupandosi brevemente della prima controversia, legata ai nomi Fischer e Rachfahl, e poi, in modo più dettagliato, della seconda controversia, legata ai nomi Brentano e Sombart. In una breve conclusione riassume, infine, quelli che ritiene essere gli obiettivi centrali dello studio sul Protestantesimo: contribuire al superamento del Methodenstreit nell’economia politica dell’epoca e chiarire fino in fondo i limiti contro cui va a scontrarsi il paradigma economico nell’analisi dei fenomeni culturali, ma rifiutare anche una concezione della causalità delle idee che identifica la validità dogmatica con l’efficacia storica.

«Come le idee operano nella storia». Un caso esemplare nello studio sul Protestantesimo ascetico

SGRO', GIOVANNI
2007

Abstract

Nella sua relazione l’autore mostra come e perché Max Weber abbia progettato la sua ricerca storica sulla relazione causale tra etica protestante e “spirito” del capitalismo (moderno) come un attacco sia a un materialismo ingenuo che a un idealismo altrettanto ingenuo. Nello studio sul Protestantesimo a Weber non interessa quindi solo la nascita e la diffusione della moderna idea di professione o la sua secolarizzazione, ma anche il suo divenir funzionale alle condizioni esteriori di un’economia capitalistica scatenata e, con ciò, il problema di senso che ne deriva. Al centro dello studio di Weber si situano le seguenti questioni: come operarono i contenuti della coscienza religiosa (qui quelli del Protestantesimo ascetico) causalmente sulla vita culturale materiale (qui lo “spirito” del capitalismo moderno con il suo temperamento razionale dell’impulso acquisitivo), e, in secondo luogo, che cosa significa oggettività per questo tipo di considerazione storica di imputazione causale? Sono questioni dovute a una costellazione di problemi scientifici, a una costellazione di problemi con aspetti contenutistici e metodologici. Si tratterà innanzitutto di definire questa costellazione di problemi prima di discutere la risposta di Max Weber al riguardo e di conoscere la fermezza con la quale egli la difese contro tutti i suoi critici. L’autore articola perciò le sue argomentazioni in tre passaggi: innanzitutto sviluppa, sotto l’aspetto metodologico e contenutistico, la costellazione di problemi scientifici a cui Max Weber reagì; cerca poi di riportare la risposta di Weber a essa, incentrata sulla sua concezione di come le idee operano nella storia; infine, ripercorre la critica allo studio originario sul Protestantesimo e, subito dopo, la strategia difensiva di Max Weber, occupandosi brevemente della prima controversia, legata ai nomi Fischer e Rachfahl, e poi, in modo più dettagliato, della seconda controversia, legata ai nomi Brentano e Sombart. In una breve conclusione riassume, infine, quelli che ritiene essere gli obiettivi centrali dello studio sul Protestantesimo: contribuire al superamento del Methodenstreit nell’economia politica dell’epoca e chiarire fino in fondo i limiti contro cui va a scontrarsi il paradigma economico nell’analisi dei fenomeni culturali, ma rifiutare anche una concezione della causalità delle idee che identifica la validità dogmatica con l’efficacia storica.
978-88-464-8808-4
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