Non è un'esagerazione affermare che la fantascienza costituisce uno dei generi meno rilevanti del panorama cinematografico italiano. I titoli realizzati sono relativamente pochi e la science fiction italiana è poco rappresentata persino nell'editoria dedicata agli appassionati del cinema di genere. Ciò nonostante alcuni segnali indicano come, a partire dal periodo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta e che coincide approssimativamente con il boom economico, l'Italia manifestasse un notevole interesse per la fantascienza, testimoniato, ad esempio, dall'emergere di riviste e collane editoriali a essa dedicate: «Scienza fantastica» (1952-1953), «Urania» (fondata nel 1952), «Oltre il cielo» (1958-1970) e «Galaxy» (1958-1964) diffondevano anche nel nostro paese una produzione letteraria, di matrice prevalentemente anglo-americana, che si collocava alla base della fantascienza classica e moderna. Inoltre nel 1963 si teneva a Trieste la prima edizione del Festival del film di fantascienza, che aveva la funzione di cementare annualmente la comunità dei fan. Una produzione cinematografica nazionale relativa a questo genere, con l'eccezione di un paio di titoli apparsi nei tardi anni Cinquanta, si sarebbe sviluppata però solo nel decennio successivo e senza riuscire a imporsi nel panorama industriale: l'ipotesi è che la domanda interna non incontrasse, apparentemente, un'offerta soddisfacente da parte della produzione fantastica nazionale e venisse perciò integrata dalla disseminazione di tracce "fantascientifiche" in pellicole di tipo differente, le quali utilizzavano queste tracce per rinegoziare il processo di modernizzazione attraversato dall'Italia dell'epoca . In questa prospettiva, L'eclisse (1962) e Il deserto rosso (1964) di Michelangelo Antonioni costituiscono un importante studio di caso, in quanto al loro interno possono essere rinvenute situazioni, forme e stereotipi visivi e concettuali tratti dal genere. Inoltre, l'esame di alcuni documenti inediti conservati nell'Archivio del Museo Michelangelo Antonioni di Ferrara permette di evidenziare come nella preparazione di questi due film fosse all'opera un processo di rielaborazione dei dati della modernità declinati attraverso un immaginario fantascientifico

Gli ultracorpi di Antonioni. Tracce di fantascienza in L'eclisse e Il deserto rosso

DI CHIARA, FRANCESCO
2014-01-01

Abstract

Non è un'esagerazione affermare che la fantascienza costituisce uno dei generi meno rilevanti del panorama cinematografico italiano. I titoli realizzati sono relativamente pochi e la science fiction italiana è poco rappresentata persino nell'editoria dedicata agli appassionati del cinema di genere. Ciò nonostante alcuni segnali indicano come, a partire dal periodo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta e che coincide approssimativamente con il boom economico, l'Italia manifestasse un notevole interesse per la fantascienza, testimoniato, ad esempio, dall'emergere di riviste e collane editoriali a essa dedicate: «Scienza fantastica» (1952-1953), «Urania» (fondata nel 1952), «Oltre il cielo» (1958-1970) e «Galaxy» (1958-1964) diffondevano anche nel nostro paese una produzione letteraria, di matrice prevalentemente anglo-americana, che si collocava alla base della fantascienza classica e moderna. Inoltre nel 1963 si teneva a Trieste la prima edizione del Festival del film di fantascienza, che aveva la funzione di cementare annualmente la comunità dei fan. Una produzione cinematografica nazionale relativa a questo genere, con l'eccezione di un paio di titoli apparsi nei tardi anni Cinquanta, si sarebbe sviluppata però solo nel decennio successivo e senza riuscire a imporsi nel panorama industriale: l'ipotesi è che la domanda interna non incontrasse, apparentemente, un'offerta soddisfacente da parte della produzione fantastica nazionale e venisse perciò integrata dalla disseminazione di tracce "fantascientifiche" in pellicole di tipo differente, le quali utilizzavano queste tracce per rinegoziare il processo di modernizzazione attraversato dall'Italia dell'epoca . In questa prospettiva, L'eclisse (1962) e Il deserto rosso (1964) di Michelangelo Antonioni costituiscono un importante studio di caso, in quanto al loro interno possono essere rinvenute situazioni, forme e stereotipi visivi e concettuali tratti dal genere. Inoltre, l'esame di alcuni documenti inediti conservati nell'Archivio del Museo Michelangelo Antonioni di Ferrara permette di evidenziare come nella preparazione di questi due film fosse all'opera un processo di rielaborazione dei dati della modernità declinati attraverso un immaginario fantascientifico
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