Già l’inizio dell’attuazione dei piani garanzia giovani ha fatto registrare dubbi sulla loro efficacia ed, in particolare, sulla loro capacità di promuovere nei giovani innovazioni nei comportamenti di ricerca attiva del lavoro. Le successive attuazioni regionali hanno confermato l’esistenza di alcune Regioni più virtuose che hanno attivato anticipatamente i piani, riuscendo a promuovere processi efficienti di differenziazione istituzionale e di altre che, invece, hanno incontrato difficoltà e i cui risultati in termini di occupabilità generata sono modesti. Le attuazioni, inoltre, evidenziano una sorta di inerzia istituzionale, di tendenza a riprodurre, nonostante le innovazioni istituzionali che strutturano i piani, i tradizionali meccanismi di promozione dell’occupazione fondati sulle relazioni personali, proprio su quelle che Granovetter definiva legami forti (Granovetter 1985). L’analisi sociologica delle diverse attuazioni regionali conferma la costruzione politica e sociale delle politiche. L’inserimento lavorativo dei giovani si rivela efficace, se inserito in una strategia regionale per il lavoro elaborata muovendo dalla condizione lavorativa dei giovani che risiedono nella Regione (tassi di disoccupazione, n. di giovani neet, livello di scolarizzazione dei giovani …) e dalla realtà economica delle imprese (dimensioni aziendali, ampiezza relativa dei diversi settori economici, specializzazioni richieste …). La strategia, come insegnano gli aziendalisti, si rivela, inoltre, efficace se definisce l’obiettivo in relazione alle risorse disponibili e se identifica una pluralità di azioni coerenti. L’analisi sociologica dei piani ed, in particolare, la possibilità di effettuare analisi comparative con le politiche per il lavoro in corso di elaborazione in Francia permette di identificare nella connessione tra la domanda e l’offerta di lavoro l’ambito di intervento, anche in Italia, più fecondo per innovare e rendere più efficaci i processi di policy. I piani garanzia giovani, in molte Regioni italiane, sono stati deludenti poiché non sono riusciti a far nascere relazioni lavorative nuove, potenzialmente generatrici di investimenti, sia da parte dei lavoratori che da parte delle aziende. In Francia, l’obiettivo di connettere la domanda e l’offerta di lavoro è stato recentemente assunto da aziende che nella costruzione di piattaforme digitali sulle quali inserire le richieste delle aziende e dei lavoratori hanno individuato il mezzo per rendere immediatamente fruibili tutte le informazioni inserite, per effettuare analisi comparative tra le richieste e le offerte disponibili e per rendere efficiente l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Il sito Le Bon coin è uno dei siti che indica questo genere di innovazione. Iniziative simili non sostituiscono le funzioni dei Centri per l’impiego, dei Poles d’emploi, esse appaiono complementari rispetto ai Centri per l’impiego, ed hanno, in primo luogo, il fine di partecipare in maniera innovativa alla costruzione dei mercati del lavoro, di renderli più dinamici, meno formali e più efficienti e, secondariamente, quello di promuovere processi di differenziazione istituzionale nelle funzioni dei Centri per l’impiego.

Occupabilità: piani garanzia giovani, limiti e possibili innovazioni

VINCI, FIORELLA
2016

Abstract

Già l’inizio dell’attuazione dei piani garanzia giovani ha fatto registrare dubbi sulla loro efficacia ed, in particolare, sulla loro capacità di promuovere nei giovani innovazioni nei comportamenti di ricerca attiva del lavoro. Le successive attuazioni regionali hanno confermato l’esistenza di alcune Regioni più virtuose che hanno attivato anticipatamente i piani, riuscendo a promuovere processi efficienti di differenziazione istituzionale e di altre che, invece, hanno incontrato difficoltà e i cui risultati in termini di occupabilità generata sono modesti. Le attuazioni, inoltre, evidenziano una sorta di inerzia istituzionale, di tendenza a riprodurre, nonostante le innovazioni istituzionali che strutturano i piani, i tradizionali meccanismi di promozione dell’occupazione fondati sulle relazioni personali, proprio su quelle che Granovetter definiva legami forti (Granovetter 1985). L’analisi sociologica delle diverse attuazioni regionali conferma la costruzione politica e sociale delle politiche. L’inserimento lavorativo dei giovani si rivela efficace, se inserito in una strategia regionale per il lavoro elaborata muovendo dalla condizione lavorativa dei giovani che risiedono nella Regione (tassi di disoccupazione, n. di giovani neet, livello di scolarizzazione dei giovani …) e dalla realtà economica delle imprese (dimensioni aziendali, ampiezza relativa dei diversi settori economici, specializzazioni richieste …). La strategia, come insegnano gli aziendalisti, si rivela, inoltre, efficace se definisce l’obiettivo in relazione alle risorse disponibili e se identifica una pluralità di azioni coerenti. L’analisi sociologica dei piani ed, in particolare, la possibilità di effettuare analisi comparative con le politiche per il lavoro in corso di elaborazione in Francia permette di identificare nella connessione tra la domanda e l’offerta di lavoro l’ambito di intervento, anche in Italia, più fecondo per innovare e rendere più efficaci i processi di policy. I piani garanzia giovani, in molte Regioni italiane, sono stati deludenti poiché non sono riusciti a far nascere relazioni lavorative nuove, potenzialmente generatrici di investimenti, sia da parte dei lavoratori che da parte delle aziende. In Francia, l’obiettivo di connettere la domanda e l’offerta di lavoro è stato recentemente assunto da aziende che nella costruzione di piattaforme digitali sulle quali inserire le richieste delle aziende e dei lavoratori hanno individuato il mezzo per rendere immediatamente fruibili tutte le informazioni inserite, per effettuare analisi comparative tra le richieste e le offerte disponibili e per rendere efficiente l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Il sito Le Bon coin è uno dei siti che indica questo genere di innovazione. Iniziative simili non sostituiscono le funzioni dei Centri per l’impiego, dei Poles d’emploi, esse appaiono complementari rispetto ai Centri per l’impiego, ed hanno, in primo luogo, il fine di partecipare in maniera innovativa alla costruzione dei mercati del lavoro, di renderli più dinamici, meno formali e più efficienti e, secondariamente, quello di promuovere processi di differenziazione istituzionale nelle funzioni dei Centri per l’impiego.
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