Tutti certamente ricorderanno il famoso paradosso di Zenone: se il piè veloce Achille avesse concesso in una gara di corsa un vantaggio anche di pochi metri alla tartaruga, non avrebbe mai potuto raggiungerla perché ogni volta, nell’inseguimento, avrebbe dovuto prima arrivare alla posizione precedentemente occupata dalla tartaruga, che nel frattempo – essendo avanzata tanto da raggiungere una nuova posizione – sarebbe stata ancora in vantaggio, e così all’infinito. Nel nostro caso peraltro non si tratta di paradosso, ma di realtà! Il lavoro analizza, infatti, come il formante giurisprudenziale nostrano continui a produrre decisioni che determinano effetti sostanziali sulla disciplina di cui al D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (“Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità”), in particolare, ma non solo, per quanto riguarda l’istituto della cd. acquisizione sanante di cui all’art. 43: e ciò avviene sia attraverso pronunce di incostituzionalità delle norme del Testo unico, sia attraverso un continuo overulling che muta l’esegesi delle norme di riferimento .Tale situazione costringe l’operatore del diritto e perfino il legislatore ad un incessante inseguimento, spesso infruttuoso. Nel saggio sarà dato conto degli avvenimenti successivi alla sentenza della Corte cost. n. 293/2010, che ha dichiarato l'incostituzionalità del suddetto art. 43 e, in particolare, sarà analizzato il successivo intervento legislativo - finalizzato a colmare il vuoto normativo determinatosi a seguito della pronuncia della Consulta - rappresentato dall'art. 34 del D.L. n. 98/2011 (convertito con modificazioni dalla L. n. 111/2011), che ha introdotto nel D.P.R. n. 327/2001 il nuovo art. 42-bis.

Il ritorno dell'acquisizione sanante: un passo avanti o uno indietro?

Ramaccioni
2011-01-01

Abstract

Tutti certamente ricorderanno il famoso paradosso di Zenone: se il piè veloce Achille avesse concesso in una gara di corsa un vantaggio anche di pochi metri alla tartaruga, non avrebbe mai potuto raggiungerla perché ogni volta, nell’inseguimento, avrebbe dovuto prima arrivare alla posizione precedentemente occupata dalla tartaruga, che nel frattempo – essendo avanzata tanto da raggiungere una nuova posizione – sarebbe stata ancora in vantaggio, e così all’infinito. Nel nostro caso peraltro non si tratta di paradosso, ma di realtà! Il lavoro analizza, infatti, come il formante giurisprudenziale nostrano continui a produrre decisioni che determinano effetti sostanziali sulla disciplina di cui al D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (“Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità”), in particolare, ma non solo, per quanto riguarda l’istituto della cd. acquisizione sanante di cui all’art. 43: e ciò avviene sia attraverso pronunce di incostituzionalità delle norme del Testo unico, sia attraverso un continuo overulling che muta l’esegesi delle norme di riferimento .Tale situazione costringe l’operatore del diritto e perfino il legislatore ad un incessante inseguimento, spesso infruttuoso. Nel saggio sarà dato conto degli avvenimenti successivi alla sentenza della Corte cost. n. 293/2010, che ha dichiarato l'incostituzionalità del suddetto art. 43 e, in particolare, sarà analizzato il successivo intervento legislativo - finalizzato a colmare il vuoto normativo determinatosi a seguito della pronuncia della Consulta - rappresentato dall'art. 34 del D.L. n. 98/2011 (convertito con modificazioni dalla L. n. 111/2011), che ha introdotto nel D.P.R. n. 327/2001 il nuovo art. 42-bis.
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