Il contributo si fa carico di sviluppare alcune considerazioni critiche sull’iniziativa degli enti locali di fissare un salario minimo legale nell’ambito degli appalti pubblici. La prospettiva di analisi è volta a verificare se tali interventi siano coerenti con i vincoli giuridici imposti dall’ordinamento multilivello. Lo studio si integra ed entra in dialogo con la riflessione dottrinale in materia partendo da un’analisi degli atti amministrativi che hanno vincolato l’aggiudicazione dell’appalto al rispetto della tariffa oraria minima pari a 9 euro l’ora, collegando le dinamiche osservate ad un’analisi del quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento. L’esito dello studio è duplice: da un lato, emergono dei profili di illegittimità di tali interventi; dall’altro, invece, si evidenziano gli spazi d’intervento che gli enti locali potrebbero sfruttare per fare degli appalti pubblici un uso strategico allo scopo di migliorare le tutele dei lavoratori e delle lavoratrici. L’analisi si propone principalmente di dialogare criticamente con la dottrina che ha sostenuto la legittimità dell’intervento degli enti locali in materia salariale. Nel compiere lo sforzo di verificare i profili di legittimità dell’intervento degli enti locali in materia salariale in una prospettiva multilivello, lo studio, nella parte conclusiva, prospetta quali siano i possibili spazi d’intervento degli enti locali (e i relativi strumenti) per poter favorire il miglioramento delle condizioni di lavoro nell’ambito degli appalti pubblici.
La dimensione locale del salario minimo legale: il caso degli appalti pubblici
giovanni piglialarmi
2025-01-01
Abstract
Il contributo si fa carico di sviluppare alcune considerazioni critiche sull’iniziativa degli enti locali di fissare un salario minimo legale nell’ambito degli appalti pubblici. La prospettiva di analisi è volta a verificare se tali interventi siano coerenti con i vincoli giuridici imposti dall’ordinamento multilivello. Lo studio si integra ed entra in dialogo con la riflessione dottrinale in materia partendo da un’analisi degli atti amministrativi che hanno vincolato l’aggiudicazione dell’appalto al rispetto della tariffa oraria minima pari a 9 euro l’ora, collegando le dinamiche osservate ad un’analisi del quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento. L’esito dello studio è duplice: da un lato, emergono dei profili di illegittimità di tali interventi; dall’altro, invece, si evidenziano gli spazi d’intervento che gli enti locali potrebbero sfruttare per fare degli appalti pubblici un uso strategico allo scopo di migliorare le tutele dei lavoratori e delle lavoratrici. L’analisi si propone principalmente di dialogare criticamente con la dottrina che ha sostenuto la legittimità dell’intervento degli enti locali in materia salariale. Nel compiere lo sforzo di verificare i profili di legittimità dell’intervento degli enti locali in materia salariale in una prospettiva multilivello, lo studio, nella parte conclusiva, prospetta quali siano i possibili spazi d’intervento degli enti locali (e i relativi strumenti) per poter favorire il miglioramento delle condizioni di lavoro nell’ambito degli appalti pubblici.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


