Stranger Things (2016–in corso) si presenta come un prodotto mediale molto interessante sotto vari aspetti. Il volume L’immaginario di Stranger Things. Narrazioni, audience, culture mediali (2023), curato da Mario Tirino e Simona Castellano, esplora, grazie all’intervento di molti studiosi, la serie e il suo culto con una lente multidisciplinare che ne permette un’analisi approfondita. Creata dai fratelli Duffer per Netflix, Stranger Things incarna l’innovativa modalità della produzione seriale, la post-devolution (Pisanti, 2022); la narrazione televisiva, in questo caso, non è vincolata a schemi imposti dalle case di produzione e dalle logiche del palinsesto ed è, per questo, più libera dal punto di vista espressivo. Questo dirige la produzione televisiva, a partire dagli anni Duemila, verso una sperimentazione narrativa e formale che al contempo è soggetta anche al rischio del fallimento, determinato dal gusto del pubblico (Frezza, 2021), o dagli algoritmi, abilmente sfruttati dai sistemi di raccomandazione delle piattaforme. Come spiega Gino Frezza nella prefazione al volume, la coerenza narrativa dei creatori ha permesso agli spettatori di vivere un’esperienza più che piacevole e stimolante, legata soprattutto all’imprevedibilità del plot e alle continue sorprese, spesso svelate in seguito a un cliffhanger di mid-season o di full season, che consentono al fandom di interagire online, grazie alla molteplicità di spazi digitali online in cui trova ospitalità la passione collettiva per la serie. Quel che emerge, in maniera preponderante, nei tredici saggi del volume, che pur mantengono una loro specificità, è la particolare qualità estetica della serie, fortemente plasmata …
Nostalgia, pubblici, intertestualità. Stranger Things al centro della serialità contemporanea
Sara Virnicchi
2024-01-01
Abstract
Stranger Things (2016–in corso) si presenta come un prodotto mediale molto interessante sotto vari aspetti. Il volume L’immaginario di Stranger Things. Narrazioni, audience, culture mediali (2023), curato da Mario Tirino e Simona Castellano, esplora, grazie all’intervento di molti studiosi, la serie e il suo culto con una lente multidisciplinare che ne permette un’analisi approfondita. Creata dai fratelli Duffer per Netflix, Stranger Things incarna l’innovativa modalità della produzione seriale, la post-devolution (Pisanti, 2022); la narrazione televisiva, in questo caso, non è vincolata a schemi imposti dalle case di produzione e dalle logiche del palinsesto ed è, per questo, più libera dal punto di vista espressivo. Questo dirige la produzione televisiva, a partire dagli anni Duemila, verso una sperimentazione narrativa e formale che al contempo è soggetta anche al rischio del fallimento, determinato dal gusto del pubblico (Frezza, 2021), o dagli algoritmi, abilmente sfruttati dai sistemi di raccomandazione delle piattaforme. Come spiega Gino Frezza nella prefazione al volume, la coerenza narrativa dei creatori ha permesso agli spettatori di vivere un’esperienza più che piacevole e stimolante, legata soprattutto all’imprevedibilità del plot e alle continue sorprese, spesso svelate in seguito a un cliffhanger di mid-season o di full season, che consentono al fandom di interagire online, grazie alla molteplicità di spazi digitali online in cui trova ospitalità la passione collettiva per la serie. Quel che emerge, in maniera preponderante, nei tredici saggi del volume, che pur mantengono una loro specificità, è la particolare qualità estetica della serie, fortemente plasmata …I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


