Il contributo analizza la genealogia culturale e filosofica della cosiddetta woke culture, ricostruendone l’evoluzione dal contesto afroamericano del Novecento fino alle più recenti forme di attivismo identitario. Dopo aver mostrato come il termine woke nasca come richiamo alla vigilanza contro le discriminazioni razziali, l’autrice evidenzia la progressiva trasformazione del fenomeno in un paradigma ideologico più ampio, esteso alle questioni di genere, identità, linguaggio e rappresentazione culturale. L’articolo individua nelle categorie marxiste del conflitto oppresso/oppressore, nel marxismo critico, negli studi postcoloniali, nella Critical Race Theory e nei gender studies le principali matrici teoriche del wokeismo contemporaneo. Particolare attenzione è dedicata alla dimensione performativa del linguaggio, alla nozione di intersezionalità, alla critica dell’eteronormatività e alle filosofie queer, soprattutto attraverso il pensiero di Judith Butler. L’autrice interpreta il woke come una forma di nuova ortodossia culturale, caratterizzata da dinamiche dogmatiche, controllo simbolico del linguaggio, polarizzazione morale e tendenza alla censura del dissenso. Nella parte conclusiva, il fenomeno viene letto anche come possibile “religione secolare”, capace di sostituire categorie morali e rituali tradizionali con nuove forme di appartenenza identitaria e di legittimazione pubblica.

La nuova ortodossia: genealogia e paradossi della cultura woke

Giorgia Pinelli
2025-01-01

Abstract

Il contributo analizza la genealogia culturale e filosofica della cosiddetta woke culture, ricostruendone l’evoluzione dal contesto afroamericano del Novecento fino alle più recenti forme di attivismo identitario. Dopo aver mostrato come il termine woke nasca come richiamo alla vigilanza contro le discriminazioni razziali, l’autrice evidenzia la progressiva trasformazione del fenomeno in un paradigma ideologico più ampio, esteso alle questioni di genere, identità, linguaggio e rappresentazione culturale. L’articolo individua nelle categorie marxiste del conflitto oppresso/oppressore, nel marxismo critico, negli studi postcoloniali, nella Critical Race Theory e nei gender studies le principali matrici teoriche del wokeismo contemporaneo. Particolare attenzione è dedicata alla dimensione performativa del linguaggio, alla nozione di intersezionalità, alla critica dell’eteronormatività e alle filosofie queer, soprattutto attraverso il pensiero di Judith Butler. L’autrice interpreta il woke come una forma di nuova ortodossia culturale, caratterizzata da dinamiche dogmatiche, controllo simbolico del linguaggio, polarizzazione morale e tendenza alla censura del dissenso. Nella parte conclusiva, il fenomeno viene letto anche come possibile “religione secolare”, capace di sostituire categorie morali e rituali tradizionali con nuove forme di appartenenza identitaria e di legittimazione pubblica.
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