La relazione di cura può essere attraversata da forme di epistemic injustice che svalutano il sapere esperienziale della persona-paziente, riducendolo a testimonianza emotiva o non scientifica. Applicando il quadro teorico di M. Fricker, il contributo analizza come tali dinamiche si radichino in un’epistemologia ancora dominante in taluni contesti sanitari deumanizzanti, generando asimmetrie di potere e limitando la possibilità di co-costruire significati condivisi sulla malattia e sulla sofferenza. In una prospettiva critico-pedagogica si propone la narrazione come dispositivo educativo capace di restituire dignità generativa e trasformativa all’esperienza vissuta, favorendo processi dialogici che integrano sapere tecnico e sapere tacito. La narrazione emerge così come antidoto all’ingiustizia epistemica e come pratica formativa in grado di trasformare la cura in un incontro di conoscenze situate, in cui la relazione di cura sia processo di co-interpretazione che favorisca un apprendimento non gerarchico e reciproco e la costruzione di memoria e legacy.

Restituire voce alla persona-paziente: la narrazione come pratica pedagogica di giustizia epistemica

zane
2026-01-01

Abstract

La relazione di cura può essere attraversata da forme di epistemic injustice che svalutano il sapere esperienziale della persona-paziente, riducendolo a testimonianza emotiva o non scientifica. Applicando il quadro teorico di M. Fricker, il contributo analizza come tali dinamiche si radichino in un’epistemologia ancora dominante in taluni contesti sanitari deumanizzanti, generando asimmetrie di potere e limitando la possibilità di co-costruire significati condivisi sulla malattia e sulla sofferenza. In una prospettiva critico-pedagogica si propone la narrazione come dispositivo educativo capace di restituire dignità generativa e trasformativa all’esperienza vissuta, favorendo processi dialogici che integrano sapere tecnico e sapere tacito. La narrazione emerge così come antidoto all’ingiustizia epistemica e come pratica formativa in grado di trasformare la cura in un incontro di conoscenze situate, in cui la relazione di cura sia processo di co-interpretazione che favorisca un apprendimento non gerarchico e reciproco e la costruzione di memoria e legacy.
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