Il contributo in parola propone una riflessione pedagogica sulle metamorfosi del corpo femminile nell’attuale ecosistema tecno-sociale, un contesto in cui la presenza pervasiva delle tecnologie digitali produce configurazioni ambivalenti di emancipazione, vulnerabilità e controllo. L’intreccio tra corporeità e dispositivi, dai sistemi di sorveglianza algoritmica dei corpi alle piattaforme social che modellano visibilità, desiderabilità e riconoscimento, ridefinisce i confini dell’iden tità, le forme della relazione e le possibilità di autodeterminazione. In questo scenario, il corpo femminile diventa al tempo stesso superficie di esposizione e luogo di resistenza, oggetto di narrazioni stereotipate. La rilettura pedagogica del volume Manifesto Cyborg di Donna Haraway offre una chiave per interrogare le nuove forme di soggettività ibride che emergono dall’interazione tra umano e macchina. In tale prospettiva, emblematico è un discorso critico sulle STEM ove gli stereotipi di genere limitano l’accesso e le opportunità per le ragazze, con una quota ancora minoritaria della forza lavoro globale femminile e una persistente sottorappresentazione in ingegneria e informatica. Iniziative educative inclusive, basate su role model femminili ed esperienze pratiche, risultano fondamentali per contrastare queste disparità strutturali e promuovere una pedagogia tecnologica critica e realmente generativa.

Soggettività ibride e violenze digitali: prospettive pedagogiche sulla corporeità femminile nell’ecosistema tecno-sociale

Elisa Zane
2026-01-01

Abstract

Il contributo in parola propone una riflessione pedagogica sulle metamorfosi del corpo femminile nell’attuale ecosistema tecno-sociale, un contesto in cui la presenza pervasiva delle tecnologie digitali produce configurazioni ambivalenti di emancipazione, vulnerabilità e controllo. L’intreccio tra corporeità e dispositivi, dai sistemi di sorveglianza algoritmica dei corpi alle piattaforme social che modellano visibilità, desiderabilità e riconoscimento, ridefinisce i confini dell’iden tità, le forme della relazione e le possibilità di autodeterminazione. In questo scenario, il corpo femminile diventa al tempo stesso superficie di esposizione e luogo di resistenza, oggetto di narrazioni stereotipate. La rilettura pedagogica del volume Manifesto Cyborg di Donna Haraway offre una chiave per interrogare le nuove forme di soggettività ibride che emergono dall’interazione tra umano e macchina. In tale prospettiva, emblematico è un discorso critico sulle STEM ove gli stereotipi di genere limitano l’accesso e le opportunità per le ragazze, con una quota ancora minoritaria della forza lavoro globale femminile e una persistente sottorappresentazione in ingegneria e informatica. Iniziative educative inclusive, basate su role model femminili ed esperienze pratiche, risultano fondamentali per contrastare queste disparità strutturali e promuovere una pedagogia tecnologica critica e realmente generativa.
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