Il contributo propone un’analisi delle pratiche alimentari interne ai Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) delle alpi cuneesi, dalle quali emerge che lo stesso cibo usato come strumento di controllo istituzionale sui corpi dei richiedenti asilo è anche una arena di resistenza e agency. Strutturato in quattro sezioni, il contributo affronta le distinzioni teoriche tra cibo e anti-cibo, per analizzare, attraverso dati etnografici raccolti nelle valli Gesso, Stura, Grana e Maira tra il 2018 e il 2019, il cibo del potere e il potere del cibo: in questa arena si esercitano azioni “civilizzatrici” di controllo e rieducazione e al contempo di contrasto, di emancipazione. La manipolazione del cibo, l’atto culinario, e l’esercizio della sovranità alimentare si pre- sentano come strumenti di contrasto al regime dei pasti, alle tabelle nutrizionali e i vincoli qualitativi dell’approvvigionamento alimentare, imposti dalle istituzioni coinvolte nell’ac-coglienza. È alimentando le relazioni alimentari, attraverso mediazioni gustative, ingre-dienti totemici, abbinamenti culinari, modalità di consumo culturalmente appropriate, combinazioni socialmente condivise, che i richiedenti asilo affermano quotidianamente la propria presenza contro il potere disciplinante e di controllo dell’istituzione CAS. L’azione culinaria mostra come l’esercizio della cittadinanza si giochi su piani meno espliciti della diretta azione politica.

Relazioni alimentari. Esercizio del potere e agency nei centri di accoglienza straordinaria delle montagne cuneesi

Gaia Cottino
2022-01-01

Abstract

Il contributo propone un’analisi delle pratiche alimentari interne ai Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) delle alpi cuneesi, dalle quali emerge che lo stesso cibo usato come strumento di controllo istituzionale sui corpi dei richiedenti asilo è anche una arena di resistenza e agency. Strutturato in quattro sezioni, il contributo affronta le distinzioni teoriche tra cibo e anti-cibo, per analizzare, attraverso dati etnografici raccolti nelle valli Gesso, Stura, Grana e Maira tra il 2018 e il 2019, il cibo del potere e il potere del cibo: in questa arena si esercitano azioni “civilizzatrici” di controllo e rieducazione e al contempo di contrasto, di emancipazione. La manipolazione del cibo, l’atto culinario, e l’esercizio della sovranità alimentare si pre- sentano come strumenti di contrasto al regime dei pasti, alle tabelle nutrizionali e i vincoli qualitativi dell’approvvigionamento alimentare, imposti dalle istituzioni coinvolte nell’ac-coglienza. È alimentando le relazioni alimentari, attraverso mediazioni gustative, ingre-dienti totemici, abbinamenti culinari, modalità di consumo culturalmente appropriate, combinazioni socialmente condivise, che i richiedenti asilo affermano quotidianamente la propria presenza contro il potere disciplinante e di controllo dell’istituzione CAS. L’azione culinaria mostra come l’esercizio della cittadinanza si giochi su piani meno espliciti della diretta azione politica.
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