IUSVEducation può essere davvero una rivista “militante”, che si sente vocata ad uno sguardo “profetico” (bell hooks); capace di provocare riflessioni che sviluppino pensiero critico, di aprire il lettore alle siloniane domande (senza punto interrogativo, a dire il vero) “che fare” e “da che parte stare”; di scomodare dalla sedia per interrogarsi su come affrontare quelle dimensioni nichilistiche che si ravvedono nella «società dell’angoscia», come la definisce Byung-Chul Han (2025)? IUSVEducation può essere una rivista “militante”, tesa verso un orizzonte di speranza, e in questo senso “progressista”, ovvero capace di «sognare una società meno aggressiva, ingiusta, violenta, più umana» (Freire 2021: 60) e di interrogare sulle modalità per costruire una visione di mondo che non si appiattisca sul “nichilismo impaurente”, in cui «ogni legame tra l’esistenza e l’essenza dell’uomo è rotto; l’esistenza è priva di ogni significato che la sorpassi; l’umano si riduce alla mera vitalità» (Silone 2018: 34)?
Metti un siloniano “Da che parte stare” in una rivista scientifica…ovvero: si può essere” militanti” nella docenza universitaria e nella scrittura scientifica?
Crocetta, Christian
2026-01-01
Abstract
IUSVEducation può essere davvero una rivista “militante”, che si sente vocata ad uno sguardo “profetico” (bell hooks); capace di provocare riflessioni che sviluppino pensiero critico, di aprire il lettore alle siloniane domande (senza punto interrogativo, a dire il vero) “che fare” e “da che parte stare”; di scomodare dalla sedia per interrogarsi su come affrontare quelle dimensioni nichilistiche che si ravvedono nella «società dell’angoscia», come la definisce Byung-Chul Han (2025)? IUSVEducation può essere una rivista “militante”, tesa verso un orizzonte di speranza, e in questo senso “progressista”, ovvero capace di «sognare una società meno aggressiva, ingiusta, violenta, più umana» (Freire 2021: 60) e di interrogare sulle modalità per costruire una visione di mondo che non si appiattisca sul “nichilismo impaurente”, in cui «ogni legame tra l’esistenza e l’essenza dell’uomo è rotto; l’esistenza è priva di ogni significato che la sorpassi; l’umano si riduce alla mera vitalità» (Silone 2018: 34)?I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


