La contemporaneità è caratterizzata da complessità multiculturale, a cui le pratiche pedagogiche devono adeguarsi per formare le future generazioni. In tal senso, l’Embodied Education rappresenta una prospettiva utile per racchiudere le molteplici dimensioni dell’essere umano. A partire da una concezione esperienziale, socioculturale e narrativa, uno dei dispositivi embodied è l’immagine, su cui si concentra il presente contributo. Integrando l’embodied education con l’embodied cognition, la fotografia può infatti divenire pratica trasformativa, come nelle dinamiche del photovoice. Sul piano applicativo, vengono presentati dispositivi basati sull’integrazione di immagini, corpo e narrazione in contesti formativi, interculturali e di relazione d’aiuto, inclusa la rielaborazione autobiografica: sequenze fotografiche per rievocazione esperienziale, immagini come stimoli proiettivi, pratiche dialogiche orientate all’ascolto attivo, dispositivi simbolici per la trasformazione del conflitto. Il digitale viene ripensato non come strumento trasmissivo, ma come spazio relazionale e narrativo capace di amplificare o comprimere le dimensioni emotive dell’esperienza, aprendo alla narrazione incarnata mediata da immagini, video e storytelling digitale. Nei contesti interculturali, tali dispositivi favoriscono l’incontro con l’alterità e la decostruzione di stereotipi. Il conflitto, pertanto, è reinterpretato come opportunità di apprendimento se sostenuto da pratiche dialogiche consapevoli.
Le immagini come dispositivi educativi embodied dei processi narrativi interculturali
Matteo Adamoli;Michele Marangi;Farnaz Farahi
2026-01-01
Abstract
La contemporaneità è caratterizzata da complessità multiculturale, a cui le pratiche pedagogiche devono adeguarsi per formare le future generazioni. In tal senso, l’Embodied Education rappresenta una prospettiva utile per racchiudere le molteplici dimensioni dell’essere umano. A partire da una concezione esperienziale, socioculturale e narrativa, uno dei dispositivi embodied è l’immagine, su cui si concentra il presente contributo. Integrando l’embodied education con l’embodied cognition, la fotografia può infatti divenire pratica trasformativa, come nelle dinamiche del photovoice. Sul piano applicativo, vengono presentati dispositivi basati sull’integrazione di immagini, corpo e narrazione in contesti formativi, interculturali e di relazione d’aiuto, inclusa la rielaborazione autobiografica: sequenze fotografiche per rievocazione esperienziale, immagini come stimoli proiettivi, pratiche dialogiche orientate all’ascolto attivo, dispositivi simbolici per la trasformazione del conflitto. Il digitale viene ripensato non come strumento trasmissivo, ma come spazio relazionale e narrativo capace di amplificare o comprimere le dimensioni emotive dell’esperienza, aprendo alla narrazione incarnata mediata da immagini, video e storytelling digitale. Nei contesti interculturali, tali dispositivi favoriscono l’incontro con l’alterità e la decostruzione di stereotipi. Il conflitto, pertanto, è reinterpretato come opportunità di apprendimento se sostenuto da pratiche dialogiche consapevoli.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


