Il saggio, incluso nel catalogo della mostra "Fortuny e Wagner. Il wagnerismo nelle arti visive in Italia" (Venezia, Palazzo Fortuny, 8 dicembre 2012 - 8 aprile 2013), curato dallo stesso Paolo Bolpagni, prende in esame nel suo complesso il wagnerismo nelle arti visive in Italia, indagando le premesse teoriche del fenomeno (anzitutto in Francia, dove nacque con Teodor de Wyzewa la nozione stessa di "pittura wagneriana", e poi in Italia, dove fondamentale fu il ruolo di Gabriele d'Annunzio e di Angelo Conti), e poi concentrando l'attenzione sulla figura di Mariano Fortuny, che fu protagonista assoluto in tale ambito. Fortuny infatti fu il massimo esponente in Italia - e forse in Europa - del filone artistico del wagnerismo, e il suo "Ciclo wagneriano" (un nucleo di ben quarantasette dipinti, cui si aggiungono numerose incisioni e studi scenografici) è una summa della sua poetica, e copre quasi l'intero arco cronologico di una lunga e fortunata carriera, dal 1890 fino alle soglie della morte, nel 1948. Per Fortuny - spagnolo di nascita e francese di formazione, ma stabilitosi in Italia già dal 1889 - Wagner fu uno dei principali referenti dell'immaginario, dell'estetica e della concezione creativa elaborati nel corso di una multiforme attività che, in ossequio a una nozione allargata di "Gesamtkunstwerk" (o, meglio, di "Gesamtkünstler"), lo vide di volta in volta pittore, scultore, incisore, fotografo, ideatore di abiti, costumi, scenografie e sistemi illuminotecnici per il teatro.

Il wagnerismo nelle arti visive in Italia: le premesse teoriche, il ruolo centrale di Fortuny

BOLPAGNI, PAOLO
2012

Abstract

Il saggio, incluso nel catalogo della mostra "Fortuny e Wagner. Il wagnerismo nelle arti visive in Italia" (Venezia, Palazzo Fortuny, 8 dicembre 2012 - 8 aprile 2013), curato dallo stesso Paolo Bolpagni, prende in esame nel suo complesso il wagnerismo nelle arti visive in Italia, indagando le premesse teoriche del fenomeno (anzitutto in Francia, dove nacque con Teodor de Wyzewa la nozione stessa di "pittura wagneriana", e poi in Italia, dove fondamentale fu il ruolo di Gabriele d'Annunzio e di Angelo Conti), e poi concentrando l'attenzione sulla figura di Mariano Fortuny, che fu protagonista assoluto in tale ambito. Fortuny infatti fu il massimo esponente in Italia - e forse in Europa - del filone artistico del wagnerismo, e il suo "Ciclo wagneriano" (un nucleo di ben quarantasette dipinti, cui si aggiungono numerose incisioni e studi scenografici) è una summa della sua poetica, e copre quasi l'intero arco cronologico di una lunga e fortunata carriera, dal 1890 fino alle soglie della morte, nel 1948. Per Fortuny - spagnolo di nascita e francese di formazione, ma stabilitosi in Italia già dal 1889 - Wagner fu uno dei principali referenti dell'immaginario, dell'estetica e della concezione creativa elaborati nel corso di una multiforme attività che, in ossequio a una nozione allargata di "Gesamtkunstwerk" (o, meglio, di "Gesamtkünstler"), lo vide di volta in volta pittore, scultore, incisore, fotografo, ideatore di abiti, costumi, scenografie e sistemi illuminotecnici per il teatro.
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