Il saggio, incluso nel catalogo della mostra tenutasi nel 2013 al Museo di Santa Giulia di Brescia, presenta una delle sezioni della mostra stessa, dedicata ad alcune esperienze artistiche che si sviluppano in Italia negli anni '50 e '60, e che costituiscono un superamento di esperienze coeve in direzione di una sorta di annullamento, di grado zero della pittura, che assume molteplici connotazioni: le spirali spazialiste e cosmiche di Roberto Crippa; i rivoluzionari "buchi" e "tagli" di Lucio Fontana, concettualmente concentratissimi; la provocante affermazione di libertà del giovane Piero Manzoni; le tele estroflesse di Enrico Castellani (un movimento della superficie dell'opera reso effettivo mediante l'inserimento di chiodi sotto il supporto); il moltiplicarsi dei piani sovrapposti riscontrabile nelle "intersuperfici" di Paolo Scheggi; l'"anti-pittura" di Arturo Vermi, che elimina il colore e adotta un'ascetica reiterazione del segmento, sempre uguale e sempre diverso su campo bianco; le prospettive pop degli smalti di Franco Angeli e dei décollages di Mimmo Rotella (dove il manifesto strappato soppianta il pigmento). Persino Bruno Munari, in apparenza più "tradizionale", arriva a negare, con i suoi "Negativi-positivi", i presupposti stessi della sintassi pittorica, disattivandone uno degli elementi essenziali, cioè la distinzione tra figura e sfondo.

Oltre la pittura

BOLPAGNI, PAOLO;
2013

Abstract

Il saggio, incluso nel catalogo della mostra tenutasi nel 2013 al Museo di Santa Giulia di Brescia, presenta una delle sezioni della mostra stessa, dedicata ad alcune esperienze artistiche che si sviluppano in Italia negli anni '50 e '60, e che costituiscono un superamento di esperienze coeve in direzione di una sorta di annullamento, di grado zero della pittura, che assume molteplici connotazioni: le spirali spazialiste e cosmiche di Roberto Crippa; i rivoluzionari "buchi" e "tagli" di Lucio Fontana, concettualmente concentratissimi; la provocante affermazione di libertà del giovane Piero Manzoni; le tele estroflesse di Enrico Castellani (un movimento della superficie dell'opera reso effettivo mediante l'inserimento di chiodi sotto il supporto); il moltiplicarsi dei piani sovrapposti riscontrabile nelle "intersuperfici" di Paolo Scheggi; l'"anti-pittura" di Arturo Vermi, che elimina il colore e adotta un'ascetica reiterazione del segmento, sempre uguale e sempre diverso su campo bianco; le prospettive pop degli smalti di Franco Angeli e dei décollages di Mimmo Rotella (dove il manifesto strappato soppianta il pigmento). Persino Bruno Munari, in apparenza più "tradizionale", arriva a negare, con i suoi "Negativi-positivi", i presupposti stessi della sintassi pittorica, disattivandone uno degli elementi essenziali, cioè la distinzione tra figura e sfondo.
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