I vinti (1953), terzo lungometraggio di Michelangelo Antonioni, è uno degli ultimi esemplari di un gruppo di film italiani, imperniati sul disagio morale ed esistenziale della gioventù italiana dell'immediato dopoguerra, che ha il suo capostipite in Gioventù perduta (1948) di Pietro Germi. Si tratta di un filone che è rapidamente piombato nell'oblio: I vinti ha così acquisito, presso la critica, l'identità di una tappa, curiosa e imperfetta, nel percorso di un autore destinato ad acquisire uno status di prima grandezza, e non più di un prodotto che si inserisce, consapevolmente, all'interno di una linea produttiva nazionale. A ciò si aggiunge il fatto che I vinti, girato oltre che a Roma in Francia e in Gran Bretagna, è la prima esperienza internazionale di un regista destinato a diventare una star, non solo in Italia e Europa, ma anche negli Stati Uniti e nell'Estremo Oriente. Tuttavia, a causa di una serie di vicissitudini di natura legale e distributiva, questo film circola ben poco, proprio in un momento in cui il cinema italiano potenzia la sua capacità di penetrazione sui mercati esteri e avanza una sua proposta anche in merito alla rappresentazione della gioventù del dopoguerra. Una proposta che si scontra (o mescola) presto con quelle formulate in altri contesti: nel 1953, poco prima dell'uscita di I vinti, Il selvaggio (The Wild One) di László Benedek inaugura a Hollywood il genere cinematografico imperniato sul ribellismo giovanile, mentre nel 1955 esce Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause) di Nicholas Ray. Vale la pena di ricordare anche che il play Ricorda con rabbia di John Osborne, imperniato sull'inquietudine esistenziale della gioventù britannica, viene rappresentato a Londra nel 1956 per la regia di Tony Richardson, e nel dicembre del 1957 viene messo in scena al Politeama Genovese dalla compagnia Antonioni-Sbragia-Vitti, durante la breve parentesi teatrale di Antonioni. La nostra intenzione è di provare a effettuare una ricognizione in entrambe queste direzioni - il radicamento di I vinti sul terreno nazionale e su quello internazionale - per verificare se il film ci può offrire qualche indicazione supplementare sulle sue relazioni con il cinema italiano ed Europeo a esso contemporaneo.

Giovani e perduti: i ribelli senza causa del cinema italiano degli anni Cinquanta nel trittico di I vinti

DI CHIARA, FRANCESCO
2015

Abstract

I vinti (1953), terzo lungometraggio di Michelangelo Antonioni, è uno degli ultimi esemplari di un gruppo di film italiani, imperniati sul disagio morale ed esistenziale della gioventù italiana dell'immediato dopoguerra, che ha il suo capostipite in Gioventù perduta (1948) di Pietro Germi. Si tratta di un filone che è rapidamente piombato nell'oblio: I vinti ha così acquisito, presso la critica, l'identità di una tappa, curiosa e imperfetta, nel percorso di un autore destinato ad acquisire uno status di prima grandezza, e non più di un prodotto che si inserisce, consapevolmente, all'interno di una linea produttiva nazionale. A ciò si aggiunge il fatto che I vinti, girato oltre che a Roma in Francia e in Gran Bretagna, è la prima esperienza internazionale di un regista destinato a diventare una star, non solo in Italia e Europa, ma anche negli Stati Uniti e nell'Estremo Oriente. Tuttavia, a causa di una serie di vicissitudini di natura legale e distributiva, questo film circola ben poco, proprio in un momento in cui il cinema italiano potenzia la sua capacità di penetrazione sui mercati esteri e avanza una sua proposta anche in merito alla rappresentazione della gioventù del dopoguerra. Una proposta che si scontra (o mescola) presto con quelle formulate in altri contesti: nel 1953, poco prima dell'uscita di I vinti, Il selvaggio (The Wild One) di László Benedek inaugura a Hollywood il genere cinematografico imperniato sul ribellismo giovanile, mentre nel 1955 esce Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause) di Nicholas Ray. Vale la pena di ricordare anche che il play Ricorda con rabbia di John Osborne, imperniato sull'inquietudine esistenziale della gioventù britannica, viene rappresentato a Londra nel 1956 per la regia di Tony Richardson, e nel dicembre del 1957 viene messo in scena al Politeama Genovese dalla compagnia Antonioni-Sbragia-Vitti, durante la breve parentesi teatrale di Antonioni. La nostra intenzione è di provare a effettuare una ricognizione in entrambe queste direzioni - il radicamento di I vinti sul terreno nazionale e su quello internazionale - per verificare se il film ci può offrire qualche indicazione supplementare sulle sue relazioni con il cinema italiano ed Europeo a esso contemporaneo.
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