Essere giovani in Francia e in Italia: usi differenti della coesione territoriale Il legislatore europeo con l’elaborazione della strategia di Lisbona dedicava un’attenzione particolare al problema della condizione giovanile: ambito di policy specifico ma anche segnale di una coesione sociale intergenerazionale di difficile costruzione. Sempre il legislatore comunitario, con interventi successivi, specificava le strategie che avrebbero potuto consentire ai giovani di governare i numerosi market-failures ai quali erano esposti. La formazione di un sapere competitivo, la disponibilità alla mobilità geografica, la capacità ad adattarsi a cambiamenti repentini dei propri stili lavorativi rappresentano i contenuti principali degli indirizzi politici consegnati dalla legislazione comunitaria alle differenti policies nazionali, durante l’ultimo decennio. L’analisi comparata delle più recenti politiche nazionali dedicate ai giovani rileva come i diversi Stati membri abbiano partecipato alla realizzazione degli obiettivi comunitari in maniera differenziata (Giuliani 2007; 2009), contribuendo in tal modo ad alimentare quelli che Galland definisce stili di vita giovanili europei (Galland 2007), caratterizzati da alcuni tratti comuni ma anche da precise specificità nazionali. Come evidenziano Cavalli e Galland, al variare dei contesti nazionali e regionali, gli effetti di contesto, sia quelli di natura strutturale che quelli di natura culturale, frenano, e a volte, impediscono la realizzazione di opportunità di sviluppo dei giovani simili (Cavalli, Galland 2007), rendendo a volte soltanto utopico il passaggio dall’obiettivo europeo della coesione sociale alle concrete condizioni di uguaglianza degli individui (Buzzacchi 2005). Quali politiche nazionali per i giovani hanno posto in essere, durante gli ultimi quindici anni, due Paesi dell’Unione come l’Italia e la Francia? E più specificamente, attraverso quali strategie, le due Nazioni hanno cercato di controllare gli effetti di contesto presenti sul loro territorio nazionale, di realizzare condizioni di sviluppo simili per i giovani che vivono in regioni o in dipartimenti caratterizzati da opportunità di sviluppo differenti? Situandosi nell’ambito della sociologia dell’azione pubblica, attraverso la comparazione internazionale di due generi di politiche per i giovani, l’una connessa al tema dell’abitazione e l’altra a quello dell’alternanza scuola-lavoro, si mettono in evidenza le principali differenze nazionali emergenti nella struttura dei due modelli di azione pubblica. La comparazione considera l’avvio temporale degli interventi e la loro articolazione con riguardo specifico ai destinatari delle politiche, ai processi di agenzività attivati, al grado di difficoltà amministrativo che caratterizza la loro attuazione, al tipo di coordinamento esistente tra le politiche oggetto di analisi ed il più ampio ventaglio di policies nazionali e sub-nazionali. Dalla comparazione emergono due differenti modelli di azione pubblica: quello francese mostra l’attivazione di politiche mirate e pro-attive, che valorizzano la variabile territoriale secondo una duplice direzione, sia favorendo una mobilità geografica interregionale dei giovani, sostenuta da finanziamenti nazionali, sia attuando processi di governance territoriale “poliarchici e settoriali” relativi alla distribuzione tra i differenti livelli di governo delle politiche e all’identificazione territoriale degli attori economico-sociali responsabili della loro attuazione. Il modello italiano rivela l’attivazione di politiche meno finalizzate, nell’attuazione delle quali il livello modesto di pro-azione è paralizzato dal grado di difficoltà amministrativa caratterizzante la loro attuazione. Le differenze maggiori emergono in relazione alla gestione della variabile territoriale – che in Italia – non solo è assente come processo finalizzato alla reale integrazione territoriale dei giovani (Cersosimo 2013) ma appare inefficace e quasi caricaturale se analizzata in riferimento ai processi di decentramento istituzionale delle politiche. Quasi che la latitanza e l’inefficacia delle politiche regionali per i giovani e, soprattutto, per i giovani del Mezzogiorno, fossero assolutamente coerenti per un verso con le forme del decentramento amministrativo che caratterizzano le regioni italiane, e per l’altro, con i processi di legittimazione collettiva delle politiche diffusi a livello familiare e tra gli attori economici. L’intreccio tra il funzionamento della politica e quello delle società che emerge dall’analisi dimostra che i due modelli sono radicati in culture politiche, in organizzazioni dello Stato e in processi di legittimazione sociale delle politiche più ampi e più profondi di quanto possa sembrare ad una prima analisi. Questa constatazione, senza concedere nulla ad alcuna forma di determinismo politico e/o culturalista, offre alcuni dati e alcune istruzioni metodologiche importanti. In primo luogo, la costruzione di possibilità di sviluppo simili per giovani che vivono in Stati e in regioni differenti, non si esaurisce solamente nel discorso relativo ai divari regionali, nella riproposizione-reificazione di percorsi di vita aprioristicamente tracciati ma si configura come il risultato di definite intenzionalità e strategie politiche; secondariamente, la variabile territoriale, esercita una funzione politica fondamentale, da ripensare sia in relazione alle politiche come outputs che in relazione alle politiche come processi di riorganizzazione istituzionale dello Stato e come possibilità di promozione della coesione territoriale.

Essere giovani in Francia e in Italia: usi differenti della coesione territoriale

VINCI, FIORELLA
2015

Abstract

Essere giovani in Francia e in Italia: usi differenti della coesione territoriale Il legislatore europeo con l’elaborazione della strategia di Lisbona dedicava un’attenzione particolare al problema della condizione giovanile: ambito di policy specifico ma anche segnale di una coesione sociale intergenerazionale di difficile costruzione. Sempre il legislatore comunitario, con interventi successivi, specificava le strategie che avrebbero potuto consentire ai giovani di governare i numerosi market-failures ai quali erano esposti. La formazione di un sapere competitivo, la disponibilità alla mobilità geografica, la capacità ad adattarsi a cambiamenti repentini dei propri stili lavorativi rappresentano i contenuti principali degli indirizzi politici consegnati dalla legislazione comunitaria alle differenti policies nazionali, durante l’ultimo decennio. L’analisi comparata delle più recenti politiche nazionali dedicate ai giovani rileva come i diversi Stati membri abbiano partecipato alla realizzazione degli obiettivi comunitari in maniera differenziata (Giuliani 2007; 2009), contribuendo in tal modo ad alimentare quelli che Galland definisce stili di vita giovanili europei (Galland 2007), caratterizzati da alcuni tratti comuni ma anche da precise specificità nazionali. Come evidenziano Cavalli e Galland, al variare dei contesti nazionali e regionali, gli effetti di contesto, sia quelli di natura strutturale che quelli di natura culturale, frenano, e a volte, impediscono la realizzazione di opportunità di sviluppo dei giovani simili (Cavalli, Galland 2007), rendendo a volte soltanto utopico il passaggio dall’obiettivo europeo della coesione sociale alle concrete condizioni di uguaglianza degli individui (Buzzacchi 2005). Quali politiche nazionali per i giovani hanno posto in essere, durante gli ultimi quindici anni, due Paesi dell’Unione come l’Italia e la Francia? E più specificamente, attraverso quali strategie, le due Nazioni hanno cercato di controllare gli effetti di contesto presenti sul loro territorio nazionale, di realizzare condizioni di sviluppo simili per i giovani che vivono in regioni o in dipartimenti caratterizzati da opportunità di sviluppo differenti? Situandosi nell’ambito della sociologia dell’azione pubblica, attraverso la comparazione internazionale di due generi di politiche per i giovani, l’una connessa al tema dell’abitazione e l’altra a quello dell’alternanza scuola-lavoro, si mettono in evidenza le principali differenze nazionali emergenti nella struttura dei due modelli di azione pubblica. La comparazione considera l’avvio temporale degli interventi e la loro articolazione con riguardo specifico ai destinatari delle politiche, ai processi di agenzività attivati, al grado di difficoltà amministrativo che caratterizza la loro attuazione, al tipo di coordinamento esistente tra le politiche oggetto di analisi ed il più ampio ventaglio di policies nazionali e sub-nazionali. Dalla comparazione emergono due differenti modelli di azione pubblica: quello francese mostra l’attivazione di politiche mirate e pro-attive, che valorizzano la variabile territoriale secondo una duplice direzione, sia favorendo una mobilità geografica interregionale dei giovani, sostenuta da finanziamenti nazionali, sia attuando processi di governance territoriale “poliarchici e settoriali” relativi alla distribuzione tra i differenti livelli di governo delle politiche e all’identificazione territoriale degli attori economico-sociali responsabili della loro attuazione. Il modello italiano rivela l’attivazione di politiche meno finalizzate, nell’attuazione delle quali il livello modesto di pro-azione è paralizzato dal grado di difficoltà amministrativa caratterizzante la loro attuazione. Le differenze maggiori emergono in relazione alla gestione della variabile territoriale – che in Italia – non solo è assente come processo finalizzato alla reale integrazione territoriale dei giovani (Cersosimo 2013) ma appare inefficace e quasi caricaturale se analizzata in riferimento ai processi di decentramento istituzionale delle politiche. Quasi che la latitanza e l’inefficacia delle politiche regionali per i giovani e, soprattutto, per i giovani del Mezzogiorno, fossero assolutamente coerenti per un verso con le forme del decentramento amministrativo che caratterizzano le regioni italiane, e per l’altro, con i processi di legittimazione collettiva delle politiche diffusi a livello familiare e tra gli attori economici. L’intreccio tra il funzionamento della politica e quello delle società che emerge dall’analisi dimostra che i due modelli sono radicati in culture politiche, in organizzazioni dello Stato e in processi di legittimazione sociale delle politiche più ampi e più profondi di quanto possa sembrare ad una prima analisi. Questa constatazione, senza concedere nulla ad alcuna forma di determinismo politico e/o culturalista, offre alcuni dati e alcune istruzioni metodologiche importanti. In primo luogo, la costruzione di possibilità di sviluppo simili per giovani che vivono in Stati e in regioni differenti, non si esaurisce solamente nel discorso relativo ai divari regionali, nella riproposizione-reificazione di percorsi di vita aprioristicamente tracciati ma si configura come il risultato di definite intenzionalità e strategie politiche; secondariamente, la variabile territoriale, esercita una funzione politica fondamentale, da ripensare sia in relazione alle politiche come outputs che in relazione alle politiche come processi di riorganizzazione istituzionale dello Stato e come possibilità di promozione della coesione territoriale.
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