Quella tedesca è senza dubbio una delle letterature nazionali ad aver ricevuto minore attenzione da parte della Rai degli anni d’oro all’interno di due dei suoi generi di punta, il teleteatro e il teleromanzo. Negli anni della dirigenza Bernabei, così come in quelli immediatamente successivi alla fine del monopolio, gli scrittori di lingua tedesca arrivano a coprire una percentuale irrisoria del totale della produzione drammatica o fiction della televisione nazionale: decisamente poco nel contesto di una televisione che ha come progetto culturale la divulgazione di un canone letterario che abbracci pressoché gli interi confini della letteratura occidentale, passata e presente. In questo contesto, così, appare ancora più sorprendente il lusinghiero trattamento che viene riservato allo svizzero Friedrich Dürrenmatt (1921-1990): ben otto adattamenti, tra messe in scene teatrali e riduzioni seriali, nell’arco di poco più di quindici anni, corrispondenti all’incirca a un sesto dell’attenzione che è stata tributata dalla TV di stato all’intero edificio della letteratura di lingua tedesca. Lo scopo di questo contributo è quello di individuare le ragioni del successo che lo scrittore svizzero ha ottenuto nella televisione pubblica in un arco di tempo relativamente ristretto, evidenziando il ruolo delle politiche culturali di diverse istituzioni (editoria, teatro, critica oltre, ovviamente, al servizio pubblico televisivo) e della domanda culturale del pubblico dell’epoca. L’indagine, limitata nel dettaglio ai primi allestimenti di matrice teatrale e ai primi sceneggiati, restituirà l’immagine di un’opera piuttosto duttile, suscettibile di essere declinata in maniera diversa a secondo le esigenze. Per la Rai, Dürrenmatt sembra essere un autore per tutte le stagioni (televisive), la cui dimensione morale e la dimensione relativamente popolare (per via del rapporto con i generi) possono svolgere una funzione strategica all’interno del binomio istruzione- intrattenimento che in questo periodo caratterizza la TV di stato.

Schermi patibolari. Le opere di Friedrich Dürrenmatt nei palinsesti RAI (1962-1979)

DI CHIARA, FRANCESCO
2016

Abstract

Quella tedesca è senza dubbio una delle letterature nazionali ad aver ricevuto minore attenzione da parte della Rai degli anni d’oro all’interno di due dei suoi generi di punta, il teleteatro e il teleromanzo. Negli anni della dirigenza Bernabei, così come in quelli immediatamente successivi alla fine del monopolio, gli scrittori di lingua tedesca arrivano a coprire una percentuale irrisoria del totale della produzione drammatica o fiction della televisione nazionale: decisamente poco nel contesto di una televisione che ha come progetto culturale la divulgazione di un canone letterario che abbracci pressoché gli interi confini della letteratura occidentale, passata e presente. In questo contesto, così, appare ancora più sorprendente il lusinghiero trattamento che viene riservato allo svizzero Friedrich Dürrenmatt (1921-1990): ben otto adattamenti, tra messe in scene teatrali e riduzioni seriali, nell’arco di poco più di quindici anni, corrispondenti all’incirca a un sesto dell’attenzione che è stata tributata dalla TV di stato all’intero edificio della letteratura di lingua tedesca. Lo scopo di questo contributo è quello di individuare le ragioni del successo che lo scrittore svizzero ha ottenuto nella televisione pubblica in un arco di tempo relativamente ristretto, evidenziando il ruolo delle politiche culturali di diverse istituzioni (editoria, teatro, critica oltre, ovviamente, al servizio pubblico televisivo) e della domanda culturale del pubblico dell’epoca. L’indagine, limitata nel dettaglio ai primi allestimenti di matrice teatrale e ai primi sceneggiati, restituirà l’immagine di un’opera piuttosto duttile, suscettibile di essere declinata in maniera diversa a secondo le esigenze. Per la Rai, Dürrenmatt sembra essere un autore per tutte le stagioni (televisive), la cui dimensione morale e la dimensione relativamente popolare (per via del rapporto con i generi) possono svolgere una funzione strategica all’interno del binomio istruzione- intrattenimento che in questo periodo caratterizza la TV di stato.
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