Palazzo Calderara che viene costruito a partire dal 1610 ed è una villa su due piani, sorta per la “villeggiatura”, nell’area Nord-Ovest di Milano. Al piano terra della villa si trova il salone di rappresentanza che conserva affreschi del XVII secolo. Alle pareti ci sono delle pitture illusionistiche con un doppio colonnato ionico aperto su vedute paesaggistiche, sulla volta sono rappresentate delle finte architetture che sfondano lo spazio reale aprendo la sala al cielo. Sui quattro angoli della volta, come spesso accade in quel periodo e in quella tipologia, si trovano quattro targhette. In una di queste è riportata l’iscrizione “Campi pinse a dì 16 aprile 1641”, in un’altra è scritto “Restaurato a dì 12 luglio 1833” e le altre due risultano illeggibili. Le quattro aperture delle pareti laterali lunghe portano nelle quattro stanze laterali anch’esse affrescate con prospettive di sotto in su. La data di realizzazione degli affreschi riportata non concorda con quella di vita dell’autore. Ma qual è il sistema utilizzato dal quadraturista? Questo lavoro svela, tra ipotesi e conferme, gli stratagemmi operativi per acquisire e descrivere tali opere e il ragionamento geometrico seguito dal pittore per dare l’illusione del cielo in una stanza. Gli strumenti sperimentati nel rilevamento hanno utilizzato una variegata e disomogenea attrezzatura tecnica che ha permesso di svolgere un rilevamento per mezzo di fotografie digitali, che sfruttando i principi della fotogrammetria monoscopica digitale, hanno permesso di restituire metricamente soffitti affrescati. Questa tecnica ha consentito di ricostruire le strutture architettoniche attraverso la proiezione in uno spazio tridimensionale di punti generati dal calcolo dell’intersezione delle linee ottiche provenienti da ogni foto. L’analisi del modello di rilievo palesa come unità di misura storica il Piede Milanese (0,435185 m). La sala misura 32x17 Piedi. L’indagine sui punti di fuga della prospettiva dal basso verso l’alto mostra l’utilizzo di un unico punto di fuga. Il confronto con trattato di Andrea Pozzo e precisamente con la figura 100 di questo consente di avanzare l’ipotesi circa “il modo di far la graticola nelle volte”. Infatti lo stesso Pozzo critica la soluzione a più punti di fuga in una nota di risposta ad un’obiezione fatta. Affermando che “Non tutti approvano che in una gran prospettiva si dia un sol punto a tutta l’opera” e rispondendo che per godere a pieno e avere una visione ottimale dell’opera è preferibile avere un unico punto di vista. In caso contrario bisognerebbe posizionarsi in più parti per percepire l’opera nella sua totalità. Obiettivo di questo lavoro è l’analisi geometrica e la restituzione dell’architettura rappresentata con lo scopo di comprendere la pratica per la realizzazione di questi tipi di quadrature. Quest’operazione ha messo in evidenzia una scuola di quadraturismo consolidata nel Ducato di Milano nella quale Padre Pozzo si è formato prima della sua definitiva partenza per Roma (1681). La ricerca mira ad analizzare alcuni sfondati prospettici dello stesso tipo di quelli oggetti del nostro contributo con l’obiettivo di individuare un filone che conduce al maestro di Pozzo e dunque alla sua formazione teorica.

Teoria e pratica nella realizzazione di quadrature La volta prospettica di Canegrate (MI).

Giampiero Mele;
2015

Abstract

Palazzo Calderara che viene costruito a partire dal 1610 ed è una villa su due piani, sorta per la “villeggiatura”, nell’area Nord-Ovest di Milano. Al piano terra della villa si trova il salone di rappresentanza che conserva affreschi del XVII secolo. Alle pareti ci sono delle pitture illusionistiche con un doppio colonnato ionico aperto su vedute paesaggistiche, sulla volta sono rappresentate delle finte architetture che sfondano lo spazio reale aprendo la sala al cielo. Sui quattro angoli della volta, come spesso accade in quel periodo e in quella tipologia, si trovano quattro targhette. In una di queste è riportata l’iscrizione “Campi pinse a dì 16 aprile 1641”, in un’altra è scritto “Restaurato a dì 12 luglio 1833” e le altre due risultano illeggibili. Le quattro aperture delle pareti laterali lunghe portano nelle quattro stanze laterali anch’esse affrescate con prospettive di sotto in su. La data di realizzazione degli affreschi riportata non concorda con quella di vita dell’autore. Ma qual è il sistema utilizzato dal quadraturista? Questo lavoro svela, tra ipotesi e conferme, gli stratagemmi operativi per acquisire e descrivere tali opere e il ragionamento geometrico seguito dal pittore per dare l’illusione del cielo in una stanza. Gli strumenti sperimentati nel rilevamento hanno utilizzato una variegata e disomogenea attrezzatura tecnica che ha permesso di svolgere un rilevamento per mezzo di fotografie digitali, che sfruttando i principi della fotogrammetria monoscopica digitale, hanno permesso di restituire metricamente soffitti affrescati. Questa tecnica ha consentito di ricostruire le strutture architettoniche attraverso la proiezione in uno spazio tridimensionale di punti generati dal calcolo dell’intersezione delle linee ottiche provenienti da ogni foto. L’analisi del modello di rilievo palesa come unità di misura storica il Piede Milanese (0,435185 m). La sala misura 32x17 Piedi. L’indagine sui punti di fuga della prospettiva dal basso verso l’alto mostra l’utilizzo di un unico punto di fuga. Il confronto con trattato di Andrea Pozzo e precisamente con la figura 100 di questo consente di avanzare l’ipotesi circa “il modo di far la graticola nelle volte”. Infatti lo stesso Pozzo critica la soluzione a più punti di fuga in una nota di risposta ad un’obiezione fatta. Affermando che “Non tutti approvano che in una gran prospettiva si dia un sol punto a tutta l’opera” e rispondendo che per godere a pieno e avere una visione ottimale dell’opera è preferibile avere un unico punto di vista. In caso contrario bisognerebbe posizionarsi in più parti per percepire l’opera nella sua totalità. Obiettivo di questo lavoro è l’analisi geometrica e la restituzione dell’architettura rappresentata con lo scopo di comprendere la pratica per la realizzazione di questi tipi di quadrature. Quest’operazione ha messo in evidenzia una scuola di quadraturismo consolidata nel Ducato di Milano nella quale Padre Pozzo si è formato prima della sua definitiva partenza per Roma (1681). La ricerca mira ad analizzare alcuni sfondati prospettici dello stesso tipo di quelli oggetti del nostro contributo con l’obiettivo di individuare un filone che conduce al maestro di Pozzo e dunque alla sua formazione teorica.
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