Nella prefazione alla traduzione francese della celebre conferenza Politik als Beruf, Aron sottolinea come Weber non abbia mai perso l’occasione di distinguere la scienza dalla politica (Aron 1959). La distinzione è comprensibile alla luce del processo di istituzionalizzazione delle scienze sociali al quale Weber ha pienamente partecipato (Steiner 1998), non meno che alla luce del processo di fondazione della politica come azione pubblica che egli ha prefigurato (Duran 1999). Eppure – come scrive Aron – il rapporto tra lo scienziato sociale e l’uomo politico, che attraversa le opere weberiane, suggerisce anche altro; esso, si potrebbe aggiungere, suscita domande sul contributo che i sociologi potrebbero offrire, ad esempio nelle democrazie contemporanee, alla qualità dell’azione pubblica. Nel corso di un secolo, la distinzione tra scienza e politica si è progressivamente trasformata in distanza, ha contribuito a profondi processi di metamorfosi della vita sociale (Beck 2016) ed oggi, diluito il suo potenziale critico-dialettico, sembra svolgere una funzione organica nella legittimazione del potere di ceti politici nuovi che attingono il loro consenso proprio dall’essere lontani da ambienti e/o esperienze scientifiche o accademiche. Ma la professione di uomo politico può oggi attuarsi senza il supporto del sapere scientifico? E più specificatamente, oggi, i sociologi, quale contributo, potrebbero offrire alla qualità dell’azione pubblica? Muovendo da queste domande, si propone una riflessione sulla professionalizzazione dell’azione politica descritta nella celebre conferenza weberiana. La prospettiva storico-analitica (Kalberg 2002) è la prima istruzione che lo studio weberiano offre: la lotta e la selezione per il potere avviene sempre all’interno di definite cornici e comunità politiche e istituzionali, mobilita specifiche e contrastanti forze (materiali, ideali, comunicative) e si avvale, costantemente, di specifici processi di legittimazione sociale. Queste prime note offrono strumenti per comprendere le molteplici morfologie delle azioni pubbliche, la loro natura storico-relazionale, e, soprattutto, le giustificazioni sociali che le alimentano. Esse rivelano però anche un metodo di lavoro, mostrano un percorso professionale. Il contributo storico-analitico appare propedeutico a un programma di azione pubblica storica. L’uomo politico weberiano non lotta soltanto per il potere in un contesto definito e temporalmente limitato, ma scopre, progressivamente, la sua condizione politica (Colliot Thélène 2001). Nelle nostre società contemporanee, la scoperta della condizione politica potrebbe formare nell’uomo politico la consapevolezza di abitare territori più ampi di quelli nei quali risiede, popolati da comunità molteplici e differenti, la consapevolezza di essere chiamato a risolvere problemi globali e di dover condividere con altri attori pubblici, a differenti livelli di governo, la responsabilità verso le generazioni future. Secondo Gauchet (2017), uno dei principali problemi delle democrazie contemporanee risiede nello smarrimento della capacità di comprendere la storicità degli accadimenti, intendendo con ciò sia la capacità di registrare il carattere storico-culturale dei fatti, sia la capacità di immaginarne le conseguenze. Forse nel momento nel quale viviamo, i sociologi potrebbero aiutare gli uomini politici proponendo loro un metodo di lavoro, l’intellegibilità della propria condizione storica come canone per ricercare la qualità delle loro azioni pubbliche. Riferimenti bibliografici Aron R. (1959), Préface in Weber M. Le savant et le politique, Paris, Librairie Plon. Beck U. (2016), La metamorfosi del mondo, Roma, Laterza. Colliot-Thélène C. (2001), Etudes wébériennes. Rationalités, histoires, droits, Paris,PUF. Duran P. (1999), Penser l’action publique, Paris, L.G.D.J. Gauchet M. (2017), L’avènement de la démocratie, Tome IV. Le nouveau monde, Paris, Gallimard. Kalberg S. (2002), La sociologie historique comparative de Max Weber, Paris, Editions La Découverte. Steiner P. (1998), Sociologie de la connaissance économique. Essai sur les rationalisations de la connaissance économique, Paris, PUF. Weber M. (1915), Konfuzianismus und taoismus in Gesammelte Aufsatze zur Religionssoziologie, Mohr, Tubingen, trad. fr. (2000), Confucianisme et taoisme, Paris, Gallimard. Weber M. (1922), Gesammelte Aufsatze zur Wissenschaftslehre, Mohr, Tubingen, trad. it. 1958, Il Metodo delle Scienze Storico-Sociali, Torino, Einaudi. Weber M. (1922), Wirtschaft und Gesellschaft, Mohr, Tubingen, trad. it. Economia e Società, vol. I, II, III, IV, Milano, Edizioni Comunità, 1999-2000. Weber M. (2003), Le savant et le politique: une nouvelle traduction, Paris, Ed. La Decouverte.

Il sociologo e la qualità dell'azione pubblica. La lezione weberiana

Vinci F.
2021

Abstract

Nella prefazione alla traduzione francese della celebre conferenza Politik als Beruf, Aron sottolinea come Weber non abbia mai perso l’occasione di distinguere la scienza dalla politica (Aron 1959). La distinzione è comprensibile alla luce del processo di istituzionalizzazione delle scienze sociali al quale Weber ha pienamente partecipato (Steiner 1998), non meno che alla luce del processo di fondazione della politica come azione pubblica che egli ha prefigurato (Duran 1999). Eppure – come scrive Aron – il rapporto tra lo scienziato sociale e l’uomo politico, che attraversa le opere weberiane, suggerisce anche altro; esso, si potrebbe aggiungere, suscita domande sul contributo che i sociologi potrebbero offrire, ad esempio nelle democrazie contemporanee, alla qualità dell’azione pubblica. Nel corso di un secolo, la distinzione tra scienza e politica si è progressivamente trasformata in distanza, ha contribuito a profondi processi di metamorfosi della vita sociale (Beck 2016) ed oggi, diluito il suo potenziale critico-dialettico, sembra svolgere una funzione organica nella legittimazione del potere di ceti politici nuovi che attingono il loro consenso proprio dall’essere lontani da ambienti e/o esperienze scientifiche o accademiche. Ma la professione di uomo politico può oggi attuarsi senza il supporto del sapere scientifico? E più specificatamente, oggi, i sociologi, quale contributo, potrebbero offrire alla qualità dell’azione pubblica? Muovendo da queste domande, si propone una riflessione sulla professionalizzazione dell’azione politica descritta nella celebre conferenza weberiana. La prospettiva storico-analitica (Kalberg 2002) è la prima istruzione che lo studio weberiano offre: la lotta e la selezione per il potere avviene sempre all’interno di definite cornici e comunità politiche e istituzionali, mobilita specifiche e contrastanti forze (materiali, ideali, comunicative) e si avvale, costantemente, di specifici processi di legittimazione sociale. Queste prime note offrono strumenti per comprendere le molteplici morfologie delle azioni pubbliche, la loro natura storico-relazionale, e, soprattutto, le giustificazioni sociali che le alimentano. Esse rivelano però anche un metodo di lavoro, mostrano un percorso professionale. Il contributo storico-analitico appare propedeutico a un programma di azione pubblica storica. L’uomo politico weberiano non lotta soltanto per il potere in un contesto definito e temporalmente limitato, ma scopre, progressivamente, la sua condizione politica (Colliot Thélène 2001). Nelle nostre società contemporanee, la scoperta della condizione politica potrebbe formare nell’uomo politico la consapevolezza di abitare territori più ampi di quelli nei quali risiede, popolati da comunità molteplici e differenti, la consapevolezza di essere chiamato a risolvere problemi globali e di dover condividere con altri attori pubblici, a differenti livelli di governo, la responsabilità verso le generazioni future. Secondo Gauchet (2017), uno dei principali problemi delle democrazie contemporanee risiede nello smarrimento della capacità di comprendere la storicità degli accadimenti, intendendo con ciò sia la capacità di registrare il carattere storico-culturale dei fatti, sia la capacità di immaginarne le conseguenze. Forse nel momento nel quale viviamo, i sociologi potrebbero aiutare gli uomini politici proponendo loro un metodo di lavoro, l’intellegibilità della propria condizione storica come canone per ricercare la qualità delle loro azioni pubbliche. Riferimenti bibliografici Aron R. (1959), Préface in Weber M. Le savant et le politique, Paris, Librairie Plon. Beck U. (2016), La metamorfosi del mondo, Roma, Laterza. Colliot-Thélène C. (2001), Etudes wébériennes. Rationalités, histoires, droits, Paris,PUF. Duran P. (1999), Penser l’action publique, Paris, L.G.D.J. Gauchet M. (2017), L’avènement de la démocratie, Tome IV. Le nouveau monde, Paris, Gallimard. Kalberg S. (2002), La sociologie historique comparative de Max Weber, Paris, Editions La Découverte. Steiner P. (1998), Sociologie de la connaissance économique. Essai sur les rationalisations de la connaissance économique, Paris, PUF. Weber M. (1915), Konfuzianismus und taoismus in Gesammelte Aufsatze zur Religionssoziologie, Mohr, Tubingen, trad. fr. (2000), Confucianisme et taoisme, Paris, Gallimard. Weber M. (1922), Gesammelte Aufsatze zur Wissenschaftslehre, Mohr, Tubingen, trad. it. 1958, Il Metodo delle Scienze Storico-Sociali, Torino, Einaudi. Weber M. (1922), Wirtschaft und Gesellschaft, Mohr, Tubingen, trad. it. Economia e Società, vol. I, II, III, IV, Milano, Edizioni Comunità, 1999-2000. Weber M. (2003), Le savant et le politique: une nouvelle traduction, Paris, Ed. La Decouverte.
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