Nella crisi della postmodernità hanno trovato spazio riflessioni e progettazioni di ogni genere, alcune pregnanti, altre forse più peregrine, altre ancora collocate un po' troppo disinvoltamente in questo contesto di valenza epocale, a nostro parere. Tra quelle che ci paiono più significative, un posto di rilievo occupa il recupero del pensiero narrativo, dopo almeno tre secoli di svalutazione illuministica. Dunque, si può pensare in termini narrativi, e non si tratta di un pensiero minore, ma di una modalità di interagire tra soggetto pensante e oggetto-mondo di provata dignità intellettuale, ancorché con funzioni ed esiti non sovrapponibili al pensiero raziona- le. Sennonché, quando si tratta di narratività - quindi di una modalità di comuni- cazione - per elaborare la riflessione (e fin qui ci potrebbe anche stare), si usano parametri riferibili alla razionalità, mentre per comunicare queste stesse riflessioni (e qui invece stupisce un po'), si usano quasi esclusivamente modalità argomentati- ve. La sfida è allora questa: ma si può davvero parlare di narratività in modo narra- tivo? Se non fosse così, ci si deve rassegnare ad una sorta di marginalità di questa modalità di pensiero. Il testo ci prova, e cioè racconta di episodi di formazione degli insegnanti volti a far loro scoprire l'esistenza di una pedagogia narrativa, con l'invi- to a trasferire tale prospettiva metodologica nella didattica di tutti i giorni, senza per questo tradire o annacquare la correttezza scientifica delle strategie adottate. Le proposte trattano di una pluralità di linguaggi della comunicazione, tra i quali vie- ne dato particolarmente spazio ala teatralità. Il target di riferimento è soprattutto quello della scuola dell'infanzia: autori e curatori appartengono alla commissione scientifica dell'Associazione Milanese delle scuole materne, aderente alla Fism/ Federazione nazionale scuole materne di ispirazione cristiana.
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Cristiano Zappa
2014-01-01
Abstract
Nella crisi della postmodernità hanno trovato spazio riflessioni e progettazioni di ogni genere, alcune pregnanti, altre forse più peregrine, altre ancora collocate un po' troppo disinvoltamente in questo contesto di valenza epocale, a nostro parere. Tra quelle che ci paiono più significative, un posto di rilievo occupa il recupero del pensiero narrativo, dopo almeno tre secoli di svalutazione illuministica. Dunque, si può pensare in termini narrativi, e non si tratta di un pensiero minore, ma di una modalità di interagire tra soggetto pensante e oggetto-mondo di provata dignità intellettuale, ancorché con funzioni ed esiti non sovrapponibili al pensiero raziona- le. Sennonché, quando si tratta di narratività - quindi di una modalità di comuni- cazione - per elaborare la riflessione (e fin qui ci potrebbe anche stare), si usano parametri riferibili alla razionalità, mentre per comunicare queste stesse riflessioni (e qui invece stupisce un po'), si usano quasi esclusivamente modalità argomentati- ve. La sfida è allora questa: ma si può davvero parlare di narratività in modo narra- tivo? Se non fosse così, ci si deve rassegnare ad una sorta di marginalità di questa modalità di pensiero. Il testo ci prova, e cioè racconta di episodi di formazione degli insegnanti volti a far loro scoprire l'esistenza di una pedagogia narrativa, con l'invi- to a trasferire tale prospettiva metodologica nella didattica di tutti i giorni, senza per questo tradire o annacquare la correttezza scientifica delle strategie adottate. Le proposte trattano di una pluralità di linguaggi della comunicazione, tra i quali vie- ne dato particolarmente spazio ala teatralità. Il target di riferimento è soprattutto quello della scuola dell'infanzia: autori e curatori appartengono alla commissione scientifica dell'Associazione Milanese delle scuole materne, aderente alla Fism/ Federazione nazionale scuole materne di ispirazione cristiana.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


