A partire dagli anni Cinquanta, in seguito agli importanti cambiamenti economici, sociali e culturali avvenuti nel nostro paese, si avviò anche in Italia la progressiva transizione dal parto in casa al parto in ospedale. Come gli studi dimostrano, la medicalizzazione dell’evento nascita si compì in nome della richiesta via via più crescente di avere maggiori garanzie per la salute della donna e del nascituro e di separare dolore e morte dall’ambiente domestico, per poterlidemandare alla medicina e circoscriverli negli spazi dell’ospedale. Questo mutamento di luogo comportò un cambiamento radicale della cultura del parto: da evento interno alla sfera familiare e comunitaria la nascita divenne gradualmente un atto medico, regolato da rituali ospedalieri, che ridisegnavano anche l’identità professionale dell’ostetrica. Progressivamente, infatti, si assistette a un massiccio ingresso delle ostetriche condotte in ospedale e al declino, fino alla definitiva scomparsa, dell’attività libero-professionale con la riforma sanitaria del 1978. Il presente contributo s’inserisce in un filone di studi consolidato e si basa sull’analisi della testimonianza orale di un'ostetrica che, dopo la formazione presso la scuola di ostetricia di Firenze alla fine degli anni Sessanta del Novecento, ha esercitato la professione dal 1970 fino ai giorni nostri, prima come ostetrica condotta, poi come ospedaliera a Milano, e infine dal 1992 come libera professionista. La testimonianza risulta interessante non solo perché abbraccia un ampio arco temporale, ma anche perché costituisce un ricco serbatoio di contenuti e riflessioni, quali la progressiva ospedalizzazione del parto e l'affermarsi di una nuova cultura della nascita.

Dalla condotta ostetrica all’ospedalizzazione del parto. Storia di una transizione medico-culturale nella seconda metà del Novecento

Mazzella Elisa
2025-01-01

Abstract

A partire dagli anni Cinquanta, in seguito agli importanti cambiamenti economici, sociali e culturali avvenuti nel nostro paese, si avviò anche in Italia la progressiva transizione dal parto in casa al parto in ospedale. Come gli studi dimostrano, la medicalizzazione dell’evento nascita si compì in nome della richiesta via via più crescente di avere maggiori garanzie per la salute della donna e del nascituro e di separare dolore e morte dall’ambiente domestico, per poterlidemandare alla medicina e circoscriverli negli spazi dell’ospedale. Questo mutamento di luogo comportò un cambiamento radicale della cultura del parto: da evento interno alla sfera familiare e comunitaria la nascita divenne gradualmente un atto medico, regolato da rituali ospedalieri, che ridisegnavano anche l’identità professionale dell’ostetrica. Progressivamente, infatti, si assistette a un massiccio ingresso delle ostetriche condotte in ospedale e al declino, fino alla definitiva scomparsa, dell’attività libero-professionale con la riforma sanitaria del 1978. Il presente contributo s’inserisce in un filone di studi consolidato e si basa sull’analisi della testimonianza orale di un'ostetrica che, dopo la formazione presso la scuola di ostetricia di Firenze alla fine degli anni Sessanta del Novecento, ha esercitato la professione dal 1970 fino ai giorni nostri, prima come ostetrica condotta, poi come ospedaliera a Milano, e infine dal 1992 come libera professionista. La testimonianza risulta interessante non solo perché abbraccia un ampio arco temporale, ma anche perché costituisce un ricco serbatoio di contenuti e riflessioni, quali la progressiva ospedalizzazione del parto e l'affermarsi di una nuova cultura della nascita.
2025
9791255684176
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